Quando un corteo è bello ed è parte di una campagna ben costruita si dice spesso che è stato colorato, allegro e che a nessuno di quelli scesi in strada importa più di tanto il numero dei partecipanti. Il corteo promosso il primo dicembre dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, a Roma, è stato davvero colorato e allegro. E secondo i promotori partecipato da quarantamila persone.
A Roma tanti hanno notato la pluralità di esperienze e culture presenti: c’erano quelli del Rio Fergia che in Umbria hanno fatto saltare i nervi [e per ora anche il business] a una multinazionale come Rocchetta, alcuni della Cgil e qualche delegato dei Cobas, gli scout dell’Agesci Lazio e i ragazzi di alcuni centri sociali come La Torre di Roma, c’erano amministratori locali provenienti da tutta Italia e quelli di Aprilia [provincia di Latina, dove il cinquanta per cento dei cittadini non paga più la bolletta alla società Acqualatina], di Bussi [L’Aquila] e di Siracusa e di altre comunità locali. C’era pure qualcuno, non molti in realtà, tra quelli che dentro Prc e Verdi hanno capito l’importanza del popolo dei beni comuni.
Se l’obiettivo era proporre un momento di incontro tra chi a livello locale ha scelto di fare della tutela dei beni comuni, e in particolare dell’acqua, il centro di un’altra idea di politica, allora la manifestazione è riuscita. Del resto, il movimento per la ripubblicizzazione dell’acqua non nasce oggi e di risultati importanti ne ha raggiunti già diversi, come la raccolta firme per una legge sull’acqua e la moratoria con cui il governo ha bloccato nuove privatizzazioni. Insomma, che l’acqua non debba essere abbandonata agli interessi dei privati attraverso scelte poltiche e nuovi stili di vita, rischia sul serio di diventare senso comune.
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