Non è una manifestazione contro il governo, precisano gli organizzatori della Marcia per il clima che sabato si terrà a Milano. E’ vero, il nuovo governo è partito malissimo, con il rilancio del nucleare. Scajola ha pure dichiarato che l’incidente della centrale nucleare di Krsko non cambierà i piani che, peraltro, hanno un certo consenso anche nella cosiddetta opposizione e nel governo «ombra». Tuttavia, più che una marcia contro il governo, in effetti, quella di Milano è una marcia contro un insieme di politiche. Lo spiegano nel numero di Carta in edicola da venerdì 6 Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, Paolo Beni, presidente dell’Arci e Andrea Ferrante, dell’Aiab. Tutti e tre sottolineano come l’Italia paghi ritardi enormi, in termini di tagli alle emissioni inquinanti e di politica energetica. Le responsabilità di questi ritardi, dalla metà degli anni novanta, si distribuiscono quasi equamente tra i governi di centrodestra e quelli di centrosinistra. Su alcuni grandi assi della non politica energetica e climatica, infatti, le intese bipartisan sono maturate prima che su altri temi, e hanno radici molto solide, fecondate da interessi più aziendali che nazionali.
E’ una marcia «per», quella di Milano, dicono i promotori. Per uno stile di vita, individuale e collettivo, meno onnivoro, più leggero e più piacevole. Capace, si spera, di dare fiato a una consapevolezza «verde» che ha da tempo superato i confini delle associazioni ecologiste storiche e si avvia a diventare più trasversale, nel senso buono del termine, del blocco di interessi che gli si contrappone. Al contrario della marcia, il «blocco» è contro: i cittadini, la qualità della vita, i pinguini, il futuro.
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