Da immondezzai a «zone di interesse strategico nazionale»

Le discariche campane individuate dal Consiglio dei ministri nel «pacchetto rifiuti» saranno sette e tutte trasformate – insieme agli inceneritori–in «zone di interesse strategico nazionale» per risolvere l’emergenza rifiuti.
Per avere l’elenco preciso si dovrà aspettare la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale ma, ufficiosamente stanno già circolando i nomi di alcune località.

Rispunta il nome di Terzigno, nel comune di Napoli, dove potrebbero essere aperti due siti. Nel luglio del 2007, quando a capo del Commissariato per l’emergenza c’era Guido Bertolaso, i cittadini si erano autorganizzati in un Coordinamento che denunciava la violazione e lo scempio dell’aria protetta all’interno della quale doveva sorgere la discarica: il Parco Nazionale del Vesuvio. Dopo Bertolaso anche De Gennaro riprova con Terzigno ma i cittadini si oppongono ancora, questa volta sostenuti dai sindaci dei tredici comuni del Parco nazionale del Vesuvio insieme al presidente, Amilcare Troiano.
Il secondo nome possibile è Valle della Masseria, anche questa scelta in passato da Bertolaso che abbandonò l’idea dopo una grande e pacifica opposizione dei «Custodi del Sele» [il fiume che scorre nella valle], cittadini di Serre – in provincia di Salerno–in testa che, insieme a quelli dei comuni vicini, nel 2007 tennero in piedi un presidio per circa quattro mesi. Lontano un altro presidio, quello degli uomini e dei mezzi militari che il 12 maggio avevano caricato i cittadini. Dopo mesi di resistenza, di notti all’addiaccio, di via-vai di troupe di giornalisti stranieri, a vincere furono i cittadini, anche se fu subito chiaro che quella vittoria era monca, a metà. Il ministro dell’ambiente di allora, Alfonso Pecoraro Scanio, decise di aprire una discarica nelle immediate vicinanze, a Macchia Soprana. Per allestirla fu spazzata via una collina di ulivi e oggi pare che la grande buca si stia già saturando. Come le altre sarà coperta da un grosso telone, aspettando una futura, fantascienfica bonifica.
Ora che Guido Bertolaso è di nuovo in campo come sottosegretario ai rifiuti il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, si dice fiducioso che non si «voglia accanire contro la nostra comunità – perché dice–Creare un’altra discarica di pari capacità a Macchia Soprana sarebbe un carico troppo rilevante per la nostra comunità».

Anche Savignano Irpino, in provincia di Avellino, dovrebbe avere un suo sito di rifiuti. Il suo nome non è nuovo e infatti risulta anche nel piano di De Gennaro, quello «rivisto», insieme a Vallata e al comune sannita di Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento, dove sono anche iniziati i carotaggi. Proprio questa mattina A Sant’Arcangelo si è riunita la Commissione consiliare regionale all’ambiente che ha approvato un documento nel quale si chiede al Commissariato di governo di aprire un tavolo per verificare la corretta applicazione delle prescrizioni indicate dalla Commissione per la Valutazione dell’impatto ambientale.
Altra discarica nella zona di Vallata, a Salerno. Sarà la mega «piattaforma plurifunzionale» di cui parlava De Gennaro? Ancora riserbo su Chiaiano, quartiere a nord di Napoli, dove resistono i presidi in piazza Rosa dei Venti e via Cupa del Cane, all’ingresso della cava di tufo indicata come possibile sversatoio d’immondizia e dove, nel tardo pomeriggio, i cittadini si riuniranno.
Anche nella provincia di Caserta, a Santa Maria La Fossa si costruirà una discarica, ma anche un inceneritore che si andrà ad aggiungere a quello di Salerno, ad un impianto nella città di Napoli e a quello di Acerra [l’unico per ora in costruzione, dalla Fibe-Impregilo. La società è coinvolta con il presidente della Regione Campania e numerosi altri imputati in un processo, per i presunti illeciti nella gestione dei rifiuti in Campania, la cui prossima udienza è fissata per il 2 luglio].
Sette discariche e quattro inceneritori, tutti presidiati dall’esercito. Guai a chi protesta, «promuove disordini» e/o «ostacola la gestione dei rifiuti», pena l’arresto che potrà arrivare fino a 5 anni.

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, Campania, rifiuti, democrazia, ambiente

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