Non è chiaro fino in fondo quale sia la logica. Ammesso che una logica ci sia. Il nuovo governo si prepara, con l’ennesimo «nuovo» piano, ad affrontare la recrudescenza dell’emergenza indotta in Campania da quattordici anni di cattiva gestione del ciclo dei rifiuti. E per farlo sembra orientato a decidere di aumentare le dosi della stessa medicina propinata finora, con scarsissimo successo.
Berlusconi promette una decina di nuove discariche, procedure più snelle [cioè meno controllate e controllabili] per gli inceneritori, l’esercito per presidiare le discariche e i siti di stoccaggio, che peraltro saranno tenuti segreti [come?]. Torna in campo addirittura Guido Bertolaso, con un probabile incarico di sottogoverno ad hoc all’emergenza rifiuti. Bertolaso già l’anno scorso aveva promesso che avrebbe risolto tutto in due mesi e ora dovrà per di più dividersi tra Napoli e La Maddalena, dove supervisiona i lavori per il G8 del 2009, che partiranno tra pochi giorni. Veleggia verso la conferma dell’incarico anche Gianni De Gennaro, mentre né Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, né Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, ritengono di doversi dimettere. Non cambiano le persone, quindi, e non cambiano le ricette politiche. Non si capisce perché dovrebbe cambiare il risultato.
Una differenza, in effetti, c’è: maggior pressione sui comuni [cioè sui cittadini] che dovranno essere «convinti» ad accettare le discariche. Un mese fa la destra ha vinto grazie alla scoperta del «rapporto con il territorio», almeno così dicono gli esegeti del voto. A quanto sembra, è un rapporto molto asimmetrico: il mantra dice che a Nord è la «politica» che deve adeguarsi alla «gente». I fatti dicono che in Campania vale l’esatto contrario.
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