«Stiamo lottando contro la scelta di trasformare [all’insaputa di tutti] l’Abruzzo in regione petrolifera» sono queste le parole con cui il comitato abruzzese Natura Verde si oppone alla costruzione di un impianto di estrazione petrolifera che l’Eni ha intenzione di realizzare nella provincia di Chieti. Dopo le proteste di agricoltori e ambientalisti il Consiglio regionale dell’Aquila ha bloccato fino al 31 dicembre 2008 le autorizzazioni per il progetto che dovrebbe sorgere su 12 ettari di vigneti.
Sulle colline abruzzesi si produce il gustoso Montepulciano d’Abruzzo, e l’olio doc venduto in tutta Italia. La zona, destinata all’apertura del Parco nazionale della costa teatina, [che si estende su un quarto del territorio abruzzese], potrebbe invece finire nelle mani dell’Eni che secondo la convenzione urbanistica con il comune di Ortona, «pagherebbe in 18 anni 21,7 milioni di euro» per lo sfruttamento di quelle terre.
Una storia nata l’11 settembre 2001, quando un primo accordo fu sottoscritto tra la società pubblica e il comune di Ortona, a cui oggi si aggiunge un ulteriore mistero sulla valutazione d’impatto ambientale [Via]. Il sito Peace link riporta uno studio realizzato dal Consorzio Mario Negri Sud che segnala emissioni–rispetto ai dati forniti dall’Eni–5 volte maggiori per quanto riguarda gli ossidi di zolfo, 15 volte maggiori sul monossido di carbonio.






