Mozzarelle subprime

Si potrebbe dire che la mozzarella è l’ultimo anello della catena che parte dai mutui «subprime». Gli Stati uniti sono molto meno lontani dalla Campana di quanto sembri. Così come assai vicini sono i coreani che integrano la loro dieta con la «bufala». Perché la mozzarella proviene dalla mitica Italia, che ha grande storia, grande arte, grandi paesaggi e grande cucina. O li aveva.
Ma che c’entrano i mutui nordamericani? Ce ne occupiamo nel settimanale di Carta in edicola da venerdì: si tratta della differenza, come dicono i vari esperti che abbiamo interpellato [da Tonino Perna al direttore di Banca etica Crosta, da Francesco Terrei all’analista statunitense che racconta gli imbrogli di Bush in complicità con le banche], tra il concepire l’economia e la finanza come arnesi utili a far soldi manovrando soldi, oppure, ed è una differenza radicale, concepirli con mezzi al servizio dell’economia reale. Ossia, diciamo noi, del modo concreto con cui le comunità, gli esseri umani vivono. Modo che ha da essere sobrio e sano. Sobrio perché il pianeta non ci sopporta più. E sano perché sì.
I mutui «subprime» sono l’estrema degenerazione del primo modo di gestire l’economia, anzi di farsene gestire. Le mozzarelle della Campania sono le vittime, insieme a noi che le amiamo, della conseguenza di quell’economia: il disprezzo per l’ambiente, per le produzioni che richiedono cura, per le tradizioni, per i consumatori. Adesso il governo italiano fa l’offeso, se la Francia o il Giappone o la Corea fermano le importazioni di qualcosa di tanto tipicamente italiano quando il parmigiano. Ma chi ha fermato le esportazioni clandestine di rifiuti tossici verso la Campania? E chi ha provocato la catastrofe dei rifiuti?
Noi, in ogni modo, continueremo a mangiare mozzarella di bufala: non sarà peggio che respirare l’aria di Roma.

Tags assegnati a questo articolo: ecologia, ambiente

Mail_long
articoli correlati
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas 24/29 gennaio carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto