57 giorni. È il tempo che rimane a Gianni De Gennaro per terminare la sua missione: tirare fuori la Campania dall’emergenza rifiuti ultradecennale.
Il supercommissario ha tempo fino al 7 maggio per chiudere «la fase emergenziale», come ha ribadito questa mattina il premier Romano Prodi nel corso di un incontro che si è svolto a palazzo Chigi. «È stato sottolineato – si legge nel comunicato–come la contestualità tra apertura di nuovi siti e bonifica di quelli preesistenti abbia permesso di migliorare il rapporto con le popolazioni interessate e facilitare il lavoro del Commissario e delle strutture impegnate. È stata ribadita l’esigenza di coinvolgere in modo sempre più ampio le amministrazioni locali».
A ben vedere niente di questo è vero, l’apertura di nuove discariche non ha risolto la situazione e il coinvolgimento della popolazione e delle amministrazioni locali è fallito. Le bonifiche poi non sono mai partite. Il Comitato di Pianura contro l’omonima discarica lo chiede da anni, il presidio di Giugliano di fronte alla discarica di Taverna del Re anche. Dal 2000 al 31 gennaio di quest’anno Commissario per l’emergenza delle bonifiche era il presidente della regione, Antonio Bassolino, che ha gestito fondi per 300 milioni di euro e non ha fatto nulla. Al suo posto Prodi ha nominato Massimo Mengozzo, un esperto della Regione. A lui il compito di bonificare i siti da riaprire: Cava Riconta, nel comune di Villaricca, e Difesa Grande ad Ariano Irpino, Montesarchio e Parapoti. Secondo il piano ci sarebbero voluti dai 7 ai 10 giorni. Un’impresa chiaramente impossibile.
Per alleggerire il suo compito il governo Prodi estende i contributi Cip6 ai futuri gestori degli impianti campani. Fa di più, firma un’ordinanza che permetterà di incenerire sette milioni di ecoballe non a norma nell’inceneritore di Acerra, attualmente in costruzione. Tutto in deroga alla legge. Una decisione che non ha convinto nessuno, Tommaso Sodano – presidente della commissione ambiente del Senato–che ieri ha ricevuto minacce di morte–per primo. Poi gli agricoltori acerrani che da giorni presidiano il sito per opporsi al transito dei camion di rifiuti, ma anche il sindaco della città, Espedito Marletta, che sulla deroga per Acerra ha dichiarato: «È di una gravità inaudita che si cambi la tipologia e la natura dei rifiuti con leggi che arrivano, poi, quando il governo è ormai finito».
Anche De Gennaro fa la sua parte, ovviamente. Visto che i sette impianti di cdr nella regione non funzionano come dovrebbero, e tra l’altro sono stati costruiti non a norma, come denunciato anche in «Biutiful cauntri», il documentario su i crimini ambientali in Campania, e i cittadini di tutti i comuni si oppongono al suo pianto «anticrisi», ha pensato ad un «escamotage»: portare 160 mila tonnellate di rifiuti in Germania che lì bruceranno negli inceneritori. Se i Laender tedeschi accetteranno o meno si saprà domani, stando a fonti della Camera di commercio italiana per la Germania, che sta facendo da mediatrice.
Le proteste vanno avanti. Continua da ieri sera quella dei produttori di latte di bufala del casertano, che bloccano con i trattori la confluenza delle statali Appia e Casilina, vicino Capua, per rendere pubblico la difficoltà a smaltire le scorte di latte non ritirate dai caseifici produttori di mozzarella, che a loro volta non riescono a commercializzare il prodotto per il rischio diossina. Ancora oggi il Codacons ha chiesto al Consiglio dei ministri lo scioglimento della Regione Campania e la sospensione di Bassolino.
Anche De Gennaro tira dritto e va avanti, nonostante tutto. Infischiandosene delle proteste, mandando avanti l’esercito come ha fatto a Marigliano contro i cittadini che non vogliono le ecoballe. Lui ce le manderà lo stesso e per sedare gli animi promette la bonifica del territorio comunale, compresa la rimozione della cisterna contenente rifiuti pericolosi, che è stata individuata nella zona di recente. Ma dov’è finita la raccolta differenziata?
Tags assegnati a questo articolo: Campania, rifiuti, ambiente






