La Basilicata in piazza contro le trivelle

Molti studenti, molti cittadini, gli striscioni dei comitati, pochissime bandiere di partito e un’applaudita delegazione della Fiom, arrivati dallo stabilimento Fiat di Melfi. Queste le immagini immediate della manifestazione regionale della Basilicata contro le trivellazioni petrolifere che minacciano di ricoprire di pozzi, centri olii e stazioni di pompaggio più del 60 per cento del territorio regionale. La manifestazione, la prima su scala regionale, è arrivata grazie al lavoro capillare di informazione compiuto negli ultimi mesi dai comitati locali contro le concessioni petrolifere. In particolare, molto attivo il Comitato No oil di Potenza, che si oppone alla concessione petrolifera sul Monte Grosso, alle porte della città. Assieme a loro, tra le migliaia di cittadini che hanno attraversato il centro di Potenza fino al palazzo sede del governo regionale, c’erano gli attivisti del comitato di Satriano, uno dei primi a opporsi alla nuova ondata di concessioni petrolifere, partita con il governo Prodi e con la presenza di Filippo Bubbico, ex governatore della Basilicata, nel ruolo di sottosegretario al ministero dello sviluppo economico. Proprio dal governo, però, è arrivata stamattina la doccia più fredda per la Regione Basilicata. Una lettera di Alfonso Gianni, anche lui sottosegretario al ministero dello sviluppo economico, ha annunciato ai manifestanti la sospensione della concessione di Monte Grosso, perché nella documentazione inviata dalla Regione mancava la richiesta di Valutazione di impatto ambientale. Un brutto colpo, soprattutto per l’assessore regionale all’ambiente Vincenzo Santochirico che nei giorni scorsi aveva risposto ai rilievi del Comitato No oil dicendo che la documentazione per la Via era stata inviata. La zona di Monte Grosso è piuttosto «sensibile». Già nel 1998 un tentativo di esplorazioni petrolifere finì con una frana. A ridosso dell’area richiesta per la concessione petrolifera, peraltro, ci sono già un inceneritore e una discarica di rifiuti urbani. Il tutto a tre chilometri dal quartiere Bucaletto: un agglomerato di prefabbricati [alcuni con l’eternit] eredità del terremoto del 1980. A Bucaletto, tra reduci del terremoto, titolari di alloggi popolari o occupanti «abusivi», vivono più di tremila persone. La concessione petrolifera di Monte Grosso era stata inserita, ad agosto del 2007, tra la quarantina di richieste di permessi di trivellazione, esplorazione e coltivazione di idrocarburi piovute sulla Basilicata nel momento di maggior torpore delle amministrazioni locali e dei cittadini. La manovra però non è riuscita e, a partire da Brienza, nell’alta provincia di Potenza al confine con la Campania, fino a Policoro, sulla costa jonica della provincia di Matera, sono sorti comitati e sono partite le iniziative per bloccare le concessioni.
C’è molta soddisfazione, tra gli organizzatori della manifestazione. Il corteo è stato un successo, sia per la partecipazione, sia perché è riuscito a dimostrare che in Basilicata i problemi legati all’industria petrolifera «non sono più un segreto di famiglia, una di quelle cose da sussurrare a mezza voce, senza farlo sapere in giro–commenta Miko Somma, del Comitato No oil di Potenza–Ma sono anzi un tema su cui rilanciare la battaglia democratica per decidere il futuro di tutta la regione». Fin dall’inizio della sua lotta contro la concessione di Monte Grosso, il Comitato di Potenza ha legato la questione delle trivellazioni alla critica del sistema di potere che governa la Basilicata, sfiorato, ma mai intaccato da molte inchieste giudiziarie. «Non si può affrontare la questione del petrolio e di tutto ciò che rappresenta in questa regione–dice Miko Somma–Se non si arriva a discutere del modo in cui le decisioni vengono prese, ad ogni livello. Ci opponiamo alle nuove trivellazioni per difendere la democrazia».
Oggi pomeriggio a Potenza il Comitato ha convocato una riunione straordinaria proprio per valutare le prossime mosse.

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