Negli ultimi cinque mesi del 2007, secondo i dati ufficiali del governo brasiliano diffusi giovedì, 3235 chilometri quadrati di foresta amazzonica sono stati cancellati. Solo pochi mesi fa, il governo Lula aveva con grande enfasi annunciato che la deforestazione si era ridotta. Invece, le mappe satellitari diffuse dall’Inpe [un istituto governativo di sorveglianza] mostrano che il tasso di diminuzione della foresta è salito dai 243 chilometri quadrati del mese di agosto a 948 nel mese di dicembre. «Non avevamo mai visto niente del genere», ha commentato il direttore dell’Inpe Gilberto Camara durante la conferenza stampa di presentazione dei dati, tenuta a Brasilia assieme alla ministra dell’ambiente Marina Silva. A preoccupare è anche la concentrazione della deforestazione in alcune aree. Lo stato brasiliano più colpito è il Mato Grosso, dove sono spariti quasi 1800 chilometri quadrati di forese [più del 50 per cento del totale], al secondo posto il Parà [17,8 per cento] e il Rondonia [16 per cento]. Secondo le analisi del ministero dell’ambiente, la spinta alla deforestazione potrebbe essere aumentata a causa della crescita del prezzo di alcune materie prime [come il legno] sul mercato internazionale, ma anche per la corsa ai «terreni puliti» per le coltivazioni di piante per la produzione di agrocarburanti. Il che chiama direttamente in causa la politica energetica del governo Lula.






