Secondo gli organizzatori erano 100 mila i manifestanti che nello scorso week-end si sono riversati nelle strade di alcune tra le più grandi città americane, New Orleans compresa. A determinare la protesta i troppi morti, le spese fuori controllo e i rischi di un possibile attacco all’Iran che l’Amministrazione Bush continua a non escludere. «Ovunque nel Paese vogliamo che la guerra finisca ma Washington non muove un passo» ha detto a Ips un’attivista di Codepink, un’associazione di donne che sta raccogliendo firme per appoggiare il movimento No Dal Molin vicentino. Gli organizzatori sottolineano come non si spenda nulla per l’assistenza sanitaria pubblica ai bambini di famiglie povere e si continui a finanziare la guerra con spese folli. Giovedì scorso l’Ufficio Budget del Congresso ha affermato che, per il prossimo decennio, occorrono 2 mila miliardi di dollari per continuare le operazioni in Iraq e Afghanistan.
I promotori della giornata di manifestazioni hanno intenzione di intensificare la protesta. In programma ogni terzo venerdì del mese una serie di iniziative in tutto il paese: il 16 novembre a Minneapolis corteo studentesco per chiedere l’allontanamento dalle scuole dei reclutatori dell’esercito, comizi di veterani della guerra in Irak ad Hartford, nel Connecticut, agenda folta in California dove a Berkeley ci sarà una Free Speech Hour, un’ora in cui chiunque può dire la propria sulla guerra.
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