«La strage dei clandestini in cerca di fortuna nel nostro Paese continua senza sosta, ma il governo non prende alcuna iniziativa per arginare il fenomeno»: è l’accusa del Partito degli immigrati «Nuovi Italiani», primo partito in Italia formato da cittadini stranieri, dopo i naufragi di sabato notte, a largo delle coste calabresi e quello di domenica in Sicilia. A Rocella Jonica, il bilancio provvisorio parla di sette morti, sei feriti e sette dispersi. Centoquattordici sopravissuti, sono già stati trasferiti nei Centri di permanenza temporanea di Lamezia Terme, Bari e Foggia. I superstiti si dichiarano di cittadinanza palestinese. A Vindicari, in provincia di Siracusa, dove un gommoneè affondato, il bilancio è per ora di dieci morti. «Da un Governo di sinistra dichiara il presidente Mustapha Mansouri in una nota ci si aspetterebbe una politica sull’immigrazione più professionale e competente, invece la coalizione di Prodi preferisce non prendere decisioni, ignorando così il fenomeno. La realtà è che il Mediterraneo sta diventando la tomba di migliaia di poveri cristi, nella piena indifferenza delle Istituzioni».
Proprio questo fine settimana, due manifestazioni di migranti, sabato 27 a Brescia e domenica 28 a Roma, hanno chiesto l’abolizione della legge Bossi-Fini, l’abrogazione dell’accordo che assegna alle Poste la competenza per il rinnovo del permesso di soggiorno e la chiusura definitiva dei Cpt. Oltre a denunciare, la «fumosa proposta di legge Amato-Ferrero, che si limita a promettere piccole migliorie, lasciando però sicuramente intatti i pilastri fondamentali della Bossi-Fini». Sono state del tutto ignorate dai media mainstream, nonostante le quindicimila persone di Brescia e le diecimila di Roma, altre duemila sono rimaste bloccate a Napoli domenica mattina.
Pubblichiamo di seguito un articolo di Samira Ghozali, sindacalista di Oran, che racconta le radici socio-economiche che spingono i migranti a rischiare la vita attraversando il Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere le coste europee. In Algeria questi migranti vengono chiamati “Harraga”. Per La tribune, quotidiano algerino, il fenomeno degli Harraga è paragonabile a nuove sommosse. Non più in strada, ma in mare.
Il quotidiano di Algeri solleva il problema politico posto dagli Harraga, sistematicamente ignorato dal governo di Abdelaziz Bouteflika, che si ostina a presentare l’immigrazione come una malattia che riguarda pochi «folli». La Tribune ricorda invece che non si parte solo via mare, ma anche con il timbro della polizia di confine sul passaporto. Anzi, sono più numerosi quelli che lasciano il paese legalmente. Medici, giornalisti, ricercatori, disoccupati… La domanda che bisogna porsi non è come si parte ma perché si parte. Per La Tribune, «il fenomeno degli Harraga è probabilmente la rivendicazione democratica più sofisticata. L’Harraga, più che il desiderio di vivere altrove, esprime innanzittutto l’impossibilità di vivere in casa propria». Non a caso sui muri della città di Tizi Ouzou qualcuno ha scritto: «Potete sparare, siamo già morti».
«Quattro Harraga scomparsi e cinque salvati», «Dramma al largo di Mostaganem : due morti, due scomparsi e un superstite dagli Harraga», «Harraga algerini a centinaia», «Il folle sogno degli Harraga, centinaia di giovani tormentati dalla disperazione», «Un giovane Harraga muore in altomare», «Tre corpi di Harraga ripescati a Ghazaouet», «Salvataggio di diciannove HArraga a Annaba», «Gli algerini nuovi boat people», «Annaba, 114 Harraga, tra cui due ragazze, salvate in 36 ore», «Non meno di 147 cadaveri di Harraga sono stati ripescati dalla guarda costiera».
Intere pagine possono così essere riempite da questi titoli di stampa che raccontano quotidianamente il dramma di questi giovani algerini disperati che si gettano in mare su imbarcazioni di fortuna, o si infilano clandestinamente su navi commerciali. Rari sono quelli che raggiungono la riva nord del mediterraneo. Per i più, il sogno di accedere all’«eden» per vivere sotto cieli più clementi è infranto dal mare agitato che rigetta i loro corpi, da guardie costiere vigili che li intercettano, e li presentano davanti ai tribunali per tentativo di emigrazione clandestina. O vengono arrestati in Europa e rimpatriati.
Cosa spinge queste migliaia di giovani, ogni giorno a partire dalle coste algerine e a lanciarsi in un’avventura pericolosissima? La loro disperazione è così grande da annientare il prezzo della loro vita? Perché cercano ad ogni costo di lasciare il paese?
Questa gioventù si sente abbandonata, consumata dal mal di vivere, i giovani intercettati, o candidati all’emigrazione clandestina, considerano che non hanno nessun futuro in questo paese, tutti gli orrizonti sono ostruiti, si sentono perduti, vivono in uno stato vegetativo, non hanno più nessuna speranza, nessun corraggio, per provare a migliorare un quotidiano pieno di ostaccoli e difficoltà.
L’unica cosa che li tormenta è scappare dall’Algeria a qualunque costo e qualunque ne siano le conseguenze.
No parlategli di politica, di governo… sono diventati nihilisti, non credono più in nulla, non vedono nessuna via di uscita alla loro situazione. Il loro futuro, è in Europa che pensano di costruirlo.
E come potrebbe andare diversamente? Questo fenomeno di Harraga che cresce sempre di più, ci rimanda in faccia, in modo crudo e fedele l’immagine del fallimento delle politiche portate avanti dai nostri governanti, quarantadue anni dopo l’indipendenza, questi giovani dicono di volere scappare all’esclusione sociale, alla disoccupazione, all’ingiustizia, alla precarietà e alla miseria.
Miseria! Eppure le riserve di cambio culminano, dopo la crecita record del prezzo del barile di petrolio, il paese gode di un materasso finanziario importante.
Purtroppo, il paese è in un’impasse, la tensione sociale non è mai stata così alta, il paese attraversa una crisi multiforme, i cui principali mali sono:
La disoccuppazione
La disoccupazione è generata in Algeria da una politica economica liberista anarchica e azzardata, che ha portato alla liquidazione di molte imprese pubbliche, che creavano posti di lavoro. Oltre all’assenza di investimenti in settori di attività durevoli.
La corruzione
La corruzione è diffusa in tutti i settori. Il rapporto dell’Aacc [la sezione algerina di Transparency international] parla di una generalizzazione di questo fenomeno in tutte le istituzioni della repubblica. L’attualità è segnata da un’esplosione inedita di corruzione a tutti i livelli e in tutti i settori di attività. Il rapporto inchioda «l’assenza di volontà politica per lottare contro questo flagello».
L’inflazione
L’inflazione colpisce tutti i prodotti alimentari di base [latte, semola, patate…]. Le categorie sociali modesti, e sono la maggioranza, vedono il loro potere di acquisto messo a male dalla vertiginosa crescita dei prezzi.
La recrudescenza della violenza
Gli ultimi attentati suicidi a Batna e Dellys hanno segnato il fallimento della politica di riconciliazione nazionale.
L’istruzione
La scuola è sinistrata: è in atto una vera e propria reislamizzazione di tutti i programmi dell’insegnamento, a discapito della concezione universalizzante e aperta del sapere, che valorizza la promozione umana nella sua globalità e forma cittadini e non soggetti.
Nelle nostre scuole viene insegnato l’irrazionale e l’oscurantismo. Il risultato è evidente: le università algerine occuppano il basso della classifica mondiale e africana. Su settemila università, quella algerina occuppa il 6995 posto nella classifica del 2007.
La «mal-vita» e la mancanza di prospettive
Secondo uno studio del Cread [Centro di ricerca in economia applicata e demografia] l’emigrazione clandestina non riguarda solo i giovani disoccuppati ma anche i «dipendenti pubblici, gli studenti, i commercianti, le donne, i disabili, bambini di appena dodici anni…». Per dire a che punto il paese è diventato invivibile per tutti quelli che preferiscono affrontare la morte per lasciare l’Algeria.
Crisi di fiducia tra governanti e società
Il disastro delle elezioni legislative del 17 aprile 2007 lo illustra : il tasso di partecipazione è tra i più deboli dall’avento del pluralismo. Secondo i dati ufficiali del ministero dell’interno, l’astensione è salita al 63 per cento. Gli algerini non si sono reccati alle urne perché hanno capito che non serviva più a nulla votare. La classe politica al potere è caratterizzata da un deficit evidente di credibilità, c’è un abbisso tra i dirigenti e i diretti.
Assenza di comunicazione tra potere e società
Il fenomeno degli Harraga tende a crescere sempre di più. Nel passato l’Algeria era un paese di passaggio per raggiungere il Marocco e la Tunisia, oggi è diventato un fornitore di emigranti clandestini.
E’ un vero e proprio grido di allarme che lancia la gioventù algerina, ma il potere rimane sordo a questa tragedia, e non sembra affatto coinvolto dalla questione: ha altre preoccupazioni, e agisce come se non avesse niente da al popolo. Le ricchezze di questo paese non serviranno a combattere le cause che spingono migliaia di giovani a lasciare il paese.
Il 27esimo giorno di ramadan, l’8 ottobre scorso, mentre il potere ha scelto chi avrà la fortuna di realizzare la più grande moschea di Algeri, terzo più grande luogo di culto del pianetà, dopo i due luoghi santi, La Mecca e Medina, che si estenderà su venti ettari e sarà dotato di un minareto di 300 metri, il più alto al mondo. Costerà x miliardi. Intanto altri algerini si getterano nel mare e i giornali potranno continuare a titolare: «Salvataggio di dicianove Harraga a Annaba», «Tre corpi ripescati a Ghazaouet», «Sei Harraga intercettati e del materiale confiscato»….
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