Come non sprecare l'occasione del 20 ottobre

Lunedì pomeriggio, ore 17,30, nella sede di Carta [via dello Scalo di San Lorebnzo 67, Roma] si terrà una riunione aperta del comitato promotore della manifestazione del 20 ottobre. per discutere del dopo. Come fa questo articolo.

Il 20 ottobre un milione di persone è scesa a Roma per dire no ad un’economia iniqua e precaria. Il 14 ottobre tre milioni di persone si sono recate alle urne del Partito democratico per dire che vogliono un centro sinistra rinnovato. Questi non sono segnali di antipolitica, ma di una voglia profonda di partecipazione e di cambiamento. Il problema è che questa voce, direi questo grido, non viene raccolto dai vertici del centro sinistra moderato e nonostante i cambi di nome, tutto sembra destinato a continuare nel solco del vecchio, della politica dei tue tempi, della doppia faccia. Prima un programma elettorale progessista per fare il pieno di voti, poi un programma di governo conservatore, addirittura reazionario, per servire i magnati della finanza, della cemetificazione, della privatizzazione dei beni comuni, della precarizzazione del lavoro, della guerra.
Sempre di più si profila una crisi di rappresentanza che i partiti cercano di risolvere con operazioni di immagine tanto efficaci nell’epoca dell’informazione spettacolarizzata. In questa chiave leggo la candidatura e la vittoria di Walter Veltroni, dalla faccia sorridente, rassicurante, accogliente, ma vuoto e ambiguo nei contenuti. Per questo Veltroni sarà un’altra delusione come lo è stato Romano Prodi.
Bisogna denunciare e manifestare alla base, ma bisogna anche sbarazzarsi degli imbonitori al vertice. Dobbiamo sostiturli con persone fresche, militanti che non sono compromessi con i poteri forti, persone che hanno le idee chiare in fatto di diritti, di giustizia sociale, di ruolo sociale del lavoro, di equità internazionale, di equità fiscale, di pace e rispetto dei popoli. Da questo punto di vista anche noi dovremmo dichiarare il nostro vaffa-day, affermando forte e chiaro che non esiste democrazia senza ricambio al vertice. La provvisorietà degli incarichi è una regola di fondo se vogliamo evitare le posizioni di potere che finiscono per modificare geneticamente anche le forze più progressiste. Il ricambio deve avvenire anche nei partiti della sinistra e mi auguro che di visi vecchi non se ne vedano nella Casa di sinistra che dobbiamo costruire.
La manifestazione del 20 ottobre dimostra che i cittadini vogliono un’economia giusta, dove si lavora per garantirsi una vita sicura, non per permettere ai padroni di giocare con la vita delle persone. È stata organizzata per ricordarci che la ricchezza c’è, anche troppa, e che se fosse distribuita meglio ce ne sarebbe abbastanza per garantire a tutti, tutti i diritti e qualcosa di più. Una più equa distribuzione è una rivendicazione fondamentale, che dobbiamo sostenere con forza, ma non possiamo disgiungere questa lotta ad un’altra grande sfida che è quella ambientale e panetaria. Rifiuti in eccesso, acqua in declino, clima che cambia, prezzo del petrolio alle stelle, ci ricordano che questa pianeta non ce la fa più a sostenere il peso delle nostre economie opulente.
Non possiamo più rimandare il tema della decrescita, della costruzione di un’altra economia che sappia coniugare sobrietà, equità, inclusione lavorativa e diritti per tutti. L’unica che può garantire lunga vita a noi, ai poveri della terra, ai nostri figli. È tempo di cominciare a dircelo e di stendere un programma coerente.

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