Dopo due anni e mezzo di dibattimento, il processo contro i 25 manifestanti che si opposero alla illegittimità del G8 di Genova nel luglio 2001 e sono accusati di devastazione e saccheggio è arrivato alla parte finale. I due Pm Anna Canepa e Andrea Canciani hanno richiesto pene a loro avviso «adeguate ai reati commessi»: vanno da 6 anni a 16.
«Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome–ha detto Andrea Canciani–Come diciamo che alla Diaz c’è stato un massacro, oggi diciamo qui che c’è stato un reato di devastazione e saccheggio. Si tratta di un reato punito severamente dal Codice, ebbene noi facciamo delle richieste severe, come pure saranno le altre richieste della Procura negli altri processi del G8. E se facciamo tutto questo – ha concluso il Pm – è perché vogliamo che i fatti che sono accaduti a Genova in quel periodo non accadano mai più». Gli avvocati difensori sono rimasti sorpresi dagli oltre 225 anni chiesti dalla requisitoria, che parla di premeditazione. La sentenza definitiva dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Haidi Giuliani, senatrice Prc, ha ribadito la sua solidarietà con i 25. «Se chi si difende da violenze ingiustificate, o ruba un prosciutto–dice Haidi Giuliani–merita 225 anni di carcere quanti se ne dovrebbero pretendere per chi ha rotto teste, denti, costole, per chi ha torturato, per chi ha ucciso? Queste richieste non tengono conto del contesto in cui sono avvenuti i fatti che si attribuiscono a 25 capri espiatori. Queste pesanti richieste mi fanno sentire costernata e offesa come genovese e come cittadina italiana».
Il 20 ottobre da Genova è stato lanciato un appello [per adesioni:viatolemaide@globalproject.info oppure viatolemaide@sbenedetto.net] che chiama alla mobilitazione durante il ritiro in camera di consiglio dei giudici del processo di Genova. «La sentenza–si legge nell’appello–cioè il tentativo di riscrivere la storia dal punto di vista del potere, deve trovare un contrasto diretto da parte di tutti coloro che in quei giorni del 2001 scesero in strada nonostante le minacce, l’arroganza, la violenza scatenata contro chi voleva cambiare».






