La mobilitazione è stata massiccia. Alla Sncf, le ferrovie, i lavoratori hanno scioperato al 73,5 per cento, quelli dell’Edf-Gdf [elettricità] all’80 per cento. Nemmeno nel 1995 lo sciopero era stato così totale. Per di più, i trasporti locali della regione parigina [metro e Rer] hanno votato il proseguimento del movimento per domani, mentre lunedì i sindacati si incontreranno per decidere di altre giornate unitarie di sciopero. Nicolas Sarkozy, il presidente, continua a dichiararsi sereno, determinato ad andare avanti con le riforme, mentre i media sembrano più interessati al divorzio del presidente, ufficializzato ad arte proprio oggi, che all’ondata di malcontento sociale.
Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato oggi in oltre sessanta manifestazioni in tutto il paese. E non solo lavoratori [dai trasporti all’elettricità, dalla Banca di Francia ai notai, dall’Opera nazionale di Parigi alla Comedie francaise] che si oppongono all’allineamento del loro regime di pensione su quello del pubblico impiego [ovvero 40 annualità di contributi, per andare in pensione, come nel settore pubblico e privato, e non più le 37,5 attuali].
«Oltre alla riforma dei regimi speciali, ci sono molte ragioni per mobilitarsi, come hanno mostrato le recenti dichiarazioni di Nicolas Sarkozy, che ha confermato le soppressioni di posti di lavoro o la volontà di introdurre lo stipendio in base al merito. I funzionari – ha dichiarato Annick Coupé, di Solidaires – sono consapevoli che al di là della riforma delle pensioni è il loro statuto ad essere sotto tiro». Dietro l’attacco ai regimi speciali c’è la chiara volontà politica di smantellare il regime generale e prolungare per tutti la durata dei contributi. E la prima tappa sarà, già nel 2008, con il passaggio a 41 annualità. Per questo anche gli insegnanti erano presenti per «difendere le pensioni, i statuti e per l’aumento degli stipendi». A fianco ai lavoratori dei media [l’Afp per prima] i cui sindacati «si riconoscono nella logica delle mobilitazione del 18 ottobre».






