I piccoli editori e le possibilità del web

Qualche anno fa il comitato “George Orwell” ha diffuso un quaderno sul disagio della piccola editoria, in cui tra l’altro si diceva editori e librai non credono nella “potenza” di Internet. Io invece credo che Internet può essere la strada giusta soltanto che le metodologie di approccio a tale mezzo vanno studiate bene, non ci si può buttare sul Web come se questi risolvesse tutti i problemi.
I problemi sono a monte a livello di editori, distributori e librai. Si accusano i librai di scarsa attenzione ai piccoli editori, di non promuoverli. Ma i piccoli editori, secondo alcune stime, sono ben 3700 e con una produzione di circa 35.000 titoli l’anno (compreso le ristampe). Quale libreria, dalla più grande alla più piccola, può avere a disposizione una simile superficie espositiva? Per non parlare poi delle enormi finanze occorrenti. Tutti dovrebbero avere la solita possibilità di entrare in libreria e farsi conoscere. Insomma, con i metodi tradizionali il problema è irrisolvibile. Ma con un certo utilizzo di internet no.
Lo spazio di internet è illimitato. Si possono con le nuove tecnologie e con alcuni linguaggi ["Java, JavaScript, xml ecc] vedere i libri, sfogliarli (si possono anche odorarli!). Va creata una enorme libreria virtuale con ambienti, situazioni, azioni da fare muoversi all’interno di essa tra i suoi scaffali divisi per argomento, letteratura, storia,scienza, ecc.. Andare allo scaffale estrarre i libro e consultarlo e se è di nostro gusto acquistarlo. E la fantasia può andare anche oltre, per ora mi fermo qui. Per funzionare un tale sito ha bisogno di versi soggetti, gli editori, i distributori, le librerie.

E già, le librerie. Senza di loro dopo un primo momento di euforia “virtuale” i lettori si stancherebbero. Ai lettori piace anche andare in libreria, fare quattro passi e vedere con mano ciò che si è visto sul Web (oggi non hanno la possibilità di conoscere perciò vengono poco in libreria). Ai librai non si richiede di avere tutti i libri ma quei libri che il lettore “ha scelto” sul Web e che automaticamente vengono inviati alla libreria più vicina in “visione”. E qui entra in azione il distributore più vicino che evade immediatamente l’ordine o per chi non lo ha, l’editore stesso. Inoltre è importante che il lettore sia stimolato ad andare in libreria dove troverà non solo quel libro ma tanti altri.
Il lettore infatti è libero di fare una di queste cose: andare in libreria e chiedere il libro che ha scelto per la visione. Chiedere che automaticamente (nelle librerie convenzionate) l’evasione dell’ordine del libro, andrà poi lui a ritirarlo senza preoccuparsi delle file alla posta o dal corriere e inoltre è sicuro di pagare ciò che riceve.
Oppure il lettore può ordinare i libri direttamente all’editore (per il libraio non è “mancata vendita” ma uno vendita “pubblicitaria” perché si sa un libro tira l’altro. L’editore, questo è importante, non deve fare nessuno “sconto” perché questi riducono il libro ad una “merce” e non ad un prodotto culturale che ha un suo prezzo ben definito. Quanti danni ha provocato e continua a provocare la politica degli sconti ! Chiusura di librerie e di grossisti, anche Amazon il noto sito statunitense dei libri naviga con un mare di debiti a causa degli sconti.

Le librerie che aderiranno a un progetto di questo tipo si muniranno di terminali collegati 24 ore su 24 al costo di uno scatto telefonico (è nato da poco un servizio simile) così i librai ma soprattutto i lettori potranno consultare i cataloghi degli editori a loro piacimento, stampare bibliografie ecc. I terminali potranno servire anche per le “video conferenze” con gli autori e per dialoghi diretti. I piccoli editori dal conto loro “dovrebbero” capire che il Web dà a molti, ma proprio a molti, la possibilità di essere visto e acquistato. Inoltre risparmierebbero sui cataloghi cartacei (chi vuole se li stamperà da se). Il costo di questa operazione sarebbe di poche migliaia di euro e si potrebbero richiedere per la sua costruzione fondi europei. I librai coinvolti dovranno godere di particolari condizioni , piccoli depositi e pagamenti programmati con rendiconti annuali, dato che non tutti libri che arriveranno sia in “visione” che come novità non potranno essere venduti tutti e ci dovranno essere delle rese per far entrare nuovi titoli.

Inoltre i librai dovranno consorziarsi e specializzarsi ciascuno in un editore diverso in modo che tutto il territorio sia riempito da tutti i piccoli editori. Questo non comporterà problemi per i librari dato che i lettori si abitueranno ad andare ogni volta in librerie diverse per trovare i libri che al loro interessano e col tempo ci sarà quel necessario aggiustamento nella scelta degli editori da tenere e tutti non ne potranno che guadagnare sia in qualità che nelle vendite.
L’autore di questo articolo, Enrico Beni, è responsabile della libreria [e ora anche piccola casa editrice] La Bancarella. Altri articoli e interventi su questi temi sono su www.labancarellaweb.it

Tags assegnati a questo articolo: editoria, libri

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