Altraeconomia, il «laboratorio Roma»

A festeggiare il primo compleanno di Inverso, l’incubatore di imprese sociali di Roma, costruito a Garbatella, sono venuti amici da tutto il mondo: il sociologo francese Jean Louis Laville, l’argentino Carlos Millan della cooperativa de Trabajo, il belga Marc Stendaert di INverso e molti altri che in dono hanno portato le loro esperienze di pratica e proposte per uno sviluppo locale e solidale. Un incontro internazionale che ha visto confrontarsi pubblici e privati del non profit, non come singole realtà a se stanti, ma come soggetti facenti parte di un’unica rete. «Se a Roma di si parla di quale sviluppo per l’altraeconomia» sottolinea la giornalista Miriam Giovanzana «nei convegni di Milano, Modena etc.., invece ci si chiede se l’altraeconomia esista o meno». La risposta viene da se, basta confrontarsi con il lavoro di una miriade di piccoli artigiani locali he, pur essendone forse ignari, operano in maniera certo più sostenibile di grandi e medie imprese pronte invece a «lavare i panni sporchi dietro l’attestato di certificazione sociale». «Parlare di futuro dell’altraeconomia significa confrontarsi con il presente» commenta Dante Pomponi, assessore alle politiche per le periferie, lo sviluppo locale e il lavoro del comune di Roma «questa settimana è stata importante perché il ministro dello sviluppo economico Bersani ha dichiarato l’intenzione di mettere insieme il ministero e le dieci città dell’altra economia coordinate da Roma» delegate per la prima volta nell’ 1997 con la legge 266 a realizzare programmi di sostegno alle piccole imprese.

Il ministero della solidarietà sociale, dal canto suo nelle parole di Mimmo Porcaro, si dice pronto a collaborare con le varie realtà dell’economia per arrivare, tra le varie cose alla definizione di un nuovo codice civile e di una normativa inerente. Per Pina Rozzo, vicepresiedente della Provincia di Roma abituata ad agire più che a parlare, dato il suo recente passato nelle imprese sociali «il settore abbonda di legiferazioni varie che a volte si sovrappongono rischiando di divenire inutili». «Il decreto 155 del 200, istitutivo dell’impresa non profit» sottolinea «è un esempio di normativa che ribadisce delle cose e le estende. Piuttosto si deve vedere come aiutare la rete a esplicare la sua forza sociale». Il vicepresidente Rozzo invita dunque, prima di mettere mano alla normativa a riflettere sul nostro passato che è quello di una tradizione mutualista e ritrovare il nostro dna che si fonda in questo. Sulla stessa linea Marco Meneguzzo docente di economia all’università di Tor Vergata: «Il vero problema in Italia non è la produzione di normativa, ma sua la realizzazione». L’aiuto che si da alle filiere in termini di servizi, per Meneguzzo è già ampio. «Quello che noto è che in solo nel Lazio ad esempio ci sono tre agenzie di servizi verso le imprese sociali alimentate dalla pubblica amministrazione. Dunque» conclude Meneguzzo «per progredire nello sviluppo di imprese non si necessità di servizi che già ci sono, ma si tratta di valorizzarli e capire che tipo di servizi le imprese chiedono». Nella sola Roma, grazie all’attività dell’ufficio Autopromozione sociale sono già nate in meno di un anno 34 piccole imprese e 30 sono quelle promosse da migranti.

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