Per una nuova ecologia sociale di Milano

Dal 1999 a oggi un movimento globale contro l’ingiustizia sociale e
la devastazione della biosfera ha radicalmente cambiato le forme della
partecipazione politica di massa, ma questo sisma benefico che, da
Seattle a Genova, a Porto Alegre e Firenze per arrivare al 15 febbraio
2003, ha scosso e continua a scuotere il mondo, non ha ancora prodotto
cambiamenti degni di rilievo nello stagnante panorama politico
italiano e nel sistema delle amministrazioni locali.

A Milano, metropoli postindustriale dei servizi e della
comunicazione, capitale italiana della flessibilità e quindi della
precarietà, pienamente globalizzata quanto a disuguaglianza e
polarizzazione prodotte dal libero flusso del denaro e
dell’informazione, i verdi devono saper imprimere una svolta radicale
alla politica municipale: 10 anni di berlusconismo al 100% hanno
intossicato e avvelenato l’ecosistema della città, svenduto e
degradato il suo patrimonio culturale, tagliato e privatizzato i suoi
servizi sociali, seminato la paura e il sospetto nei quartieri e fra
le comunità, aggredito i deboli e i diversi, affermato un neoliberismo
securitario che ha ingrigito e provincializzato l’ambiente urbano in
cui viviamo.

A Milano, gli esiti più evidenti del movimento noglobal sono stati la
MayDay, il primo maggio dei precari promosso dal mediattivismo e dal
sindacalismo di base (CUB-RdB) che l’anno scorso ha visto la
partecipazione di oltre centomila persone e si è proiettata in una
dozzina di grandi città europee, vero e proprio processo che mette in
collegamento le lotte contro la precarietà che crescono nella
metropoli (precari catene e centri commerciali, operatori call center,
precari del comune, sciopero tranvieri, agitazione precari scala e
altri teatri ecc.); la Critical Mass, lo sciame postpolitico delle
bici che si riprendono il traffico a scapito del motore a scoppio e
degli ecomostri su 4 ruote che da Milano si è diffusa nelle altre
città italiane; le molteplici forme di propagazione del libertarismo
digitale, cresciute negli spazi sociali occupati e nei pc di
tantissimi intorno al p2p (lo scambio libero di file audio, video,
testo tramite la Rete) e al free software (quello che non è soggetto
alla restrizione del copyright); la diffusione negli strati giovanili
>di una cultura pink e queer fondata sulla sperimentazione di genere e
su pratiche alternative di espressione della soggettività sull’onda
ella crescita dell’orgoglio gay e lesbico; e da ultimo ma
fondamentale in questa tetra era di guerra globale, la lotta di lunga
data per chiudere via Corelli e tutti i CPT, e la ricerca di nuove e
biunivoche solidarietà con le milanesi e i milanesi di prima
generazione non importa se di origini eritree, maghrebine, peruviane,
cinesi, cingalesi, roma, slave, albanesi, filippine, senegalesi,
insomma la variegata moltitudine che affolla la 90/91 e gli spazi
pubblici di Milano.

Nel cupo decennio albertiniano, i verdi sono stati l’unica
>opposizione municipale degna di questo nome. Sulla qualità dell’aria,
sulla gestione del traffico, sull’opposizione al taglio indiscriminato
degli alberi e alla costruzione demenziale di parcheggi, i verdi sono
stati l’unica forza politica che si è opposta con costanza a
un’amministrazione che è apparsa ostile alla vita sociale in ogni sua
forma, nemica della salute dei bambini: l’antitesi clorofilliana, così
otremmo definire l’amministrazione dei due piccoli sedicenti faraoni
albertini e decorato.

La Milano precaria ha invece un’altra idea di metropoli, un’idea
creativa e solidale, cosmopolita di città aperta verso le culture del
globo, che guarda all’Europa con la speranza di determinarne il
uturo, perché è il lavoro creativo in rete, nomadico nel territorio e
affettivo nell’industria dei servizi compiuto dalla generazione
precaria quello che ogni giorno produce la ricchezza economica della
città, dal cui godimento è pervicacemente esclusa. Sul Corriere della
Sera la scorsa settimana, Francesco Bertolini, giovane economista su
posizioni filoecologiste, chiedeva un manifesto elettorale “per
perdere le elezioni”, nel senso che fosse audace, che ascoltasse le
>periferie e di chi la metropoli la vive e la percorre davvero, che
indicasse come cambiare radicalmente i modelli di viabilità e di
socialità prevalenti nella Milano distopica della metà degli anni
zerozero.

La nostra mozione vuole incarnare quella “folle visionarietà” che si
chiedeva nell’articolo. Vogliamo diventare quei futurologi delle
periferie della città e della mente descritti nell’articolo. E quindi
>portiamo all’attenzione dell’assemblea degli iscritti milanesi ai
verdi, i seguenti punti programmatici per la milano precaria, la
milano delle giovani coppie con bambini, la milano dei single e dei
fuorisede taglieggiati dagli affitti, la milano di chi è nata o nato
con lo stigma di non essere bianco, la milano di chi non si sente
eterosessuale o vive in una famiglia diversa da quella nucleare
benedetta dalla chiesa, la Milano delle donne abusate e maltrattate in
casa e per strada, la Milano di chi considera ogni muro e ogni strada
un’occasione di public art, la Milano delle comunità di pari che
gestiscono centri sociali e associazioni con piglio innovativo, la
milano dei giovani che si lanciano in cooperative sociali e imprese
creative che rispettano standard etici di lavoro, produzione,
commercializzazione, la milano che sperimenta nuove forme di
ecoattivismo e di ricerca scientifica sulle politiche ecologiste da
implementare nella metropoli, insomma la milano che guarda al
nordeuropa per l’ecologismo urbano e l’attivismo civico.

NUOVO WELFARE MUNICIPALE
Flexicurity cittadina: forme monetarie e reali di sostegno al reddito
e gratuità di accesso alla Rete a banda larga e all’alta formazione
professionale e universitaria per tutte le precarie e i precari di
Milano. Creazione di una Cassa Municipale di Flessibilità Sostenibile
finanziata da tributi sulle plusvalenze mobiliari e immobiliari per
assicurare prestazioni municipali per i precari. Sono definiti precari
i laureandi triennali e quinquennali, i disoccupati e i lavoratori in
mobilità, i titolari di contratti part-time, a tempo determinato,
interinali, in collaborazione occasionale, in apprendistato, in
formazione-lavoro, a progetto. Sussidi ai trasporti e sussidi agli
affitti di studenti, disoccupati e precari. Sostegno alla maternità
delle giovani lavoratrici precarie. Ambulatori mobili in azione 24 ore
su 24, 7 giorni su 7, con equipe affiatate su 4 turni composte di
medici, infermieri, operatori sociosanitari, mediatori socioculturali,
psicologi, fisioterapisti, consulenti legali per affrontare lo stress
acuto, lo squallore e il disagio urbano, per la prevenzione sanitaria
e sociale di base delle malattie epidemiologiche e psichiche e delle
forme di violenza domestica, sfruttamento sessuale e di schiavitù
lavorativa.

DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO
Fotovoltaico su ogni tetto municipale, Linux in ogni ufficio
comunale. Diritto di voto per chiunque sia residente in città al
>momento delle elezioni, qualunque sia la nazionalità del residente.
Ridisegno delle zone per aderire ai quartieri storici vissuti dagli
bitanti della città, e loro trasformazione in veri e propri municipi
sul modello francese degli arrondissements dotati di bilancio proprio
e aperti alle facoltà decisionali dei cittadini e fautori di mutualità
reciproca, animazione culturale, progetti di microcredito, piccoli
sussidi agli anziani, demogrants ai giovani, sostegno ai piccoli
esercizi di immigrati, monete complementari e/o alternative per
l’economia sociale del quartiere.
Ne consegue il passaggio dalle attuali 9 zone che tagliano a spicchi
la città a una ventina di quartieri storici in cui gli abitanti possano
riconoscersi ed esercitarvi la potestà democratica (Vittoria, Barona,
>Bovisa, Niguarda, Sarpi, Corvetto, Gallaratese, Comasina, Vigentino,
aggio, Bicocca, Ticinese, Isola, Loreto, Lambrate, San Siro,
Giambellino, Quarto Oggiaro, Centro, Città Studi, Calvairate e altri).
>
PEDONABILITA’, CICLABILITA’, VIVIBILITA’
Costruzione di percorsi pedonali verdi che attraversino la città.
Allestimento di corsie per le biciclette su tutte le arterie di grande
percorrenza e definizione mediante mappe pubblicamente affisse di
piste ciclabili a tratta continua destinate ai pendolari che taglino
da parte a parte l’insediamento urbano secondo le maggiori direttrici
>d’entrata. Costituzione di una Compagnia Municipale del Ciclo (CMC) a
apitale in maggioranza pubblico per la produzione di biciclette-base
a prezzo calmierato che rendano il antieconomico il furto. Campagna di
>informazione appealing sulle nuove possibilità di mobilità
metropolitana con il sistema del Passante ferroviario. Reintroduzione
i un sistema filoviario nella cerchia dei navigli (96/97), da
chiudere al traffico privato. Alimentazione a metano di tutti gli
autobus dell’ATM e conversione al metano di tutte le caldaie
condominiali. Road pricing basato sulla cilindrata per l’ingresso
delle autovetture private nella cerchia dei bastioni. Trasporto libero
nei vagoni di testa e di coda delle biciclette su treni e
metropolitane a ogni ora del giorno. Lancio di una campagna “stop smog
>city” per la diffusione dei veicoli a trazione elettrica e le forme di
logistica che minimizzino la produzione di gas serra. Raddoppio delle
aree municipali destinate a parchi giochi per bambini. Raddoppio delle
aree pedonali e loro estenzione alle periferie. Costruzione di nuovi
parchi a natura boschiva e rupestre (stile vittoriano dei parchi
anglosassoni) in modo tale da creare corridoi di vegetazione che
colleghino la città alle zone verdi circostanti il comune. Creazione
di nuovi parchi orientati agli adolescenti da cogestire insieme alle
comunità locali di ragazzi con piste per skater e rollerblade,
palestre di graffiti writing, basketball playground e campi di
calcetto. Appropriazione di terreni comunali per orti familiari e
condominiali. Sussidi alla rivegetazione dei tetti. Istituzione del
giorno di pulizia dei marciapiedi a cura dell’AMSA con chiraclettes e
veicoli di pulizia appositamente studiati: i marciapiedi devono
tornare ai pedoni e ai passeggini, dopo che la pulizia delle strade ha
infranto il tabù di non parcheggiare sul territorio pedonale.

MILANO CREATIVA, MILANO MULATTA, MILANO PERIFERICA
Milano è il luogo dove lo sottoculture giovanili ed etniche trovano
sempre nuovi linguaggi d’innovazione e campi di sperimentazione.
‘azione municipale deve assecondare la proliferazione di comunità
creative e aggregative di pari, partendo in primo luogo dalla difesa
di tutti gli spazi sociali occupati che da decenni ormai sono un
serbatoio irrinunciabile di talenti e risorse per la città, come per
esempio riconosce anche la Rough Guide nella sua descrizione di Milano
e più in generale Pierre Bouvier in Le lien social. L’associazionismo
diffuso e i centri sociali sono luoghi e occasioni da tutelare per la
solidarietà interetnica e la contaminazione culturale reciproca.
Milano deve guardare alle esperienze nordeuropee di fecondazione della
creatività giovanile e delle culture di strada secondo schemi che non
siano paternalisti o clientelari o mercantili come quelli ad esempio
proposti per la fabbrica del vapore. Il comune deve quindi riconoscere
anche le associazioni di fatto come partner dei suoi progetti, formare
mediatori socioculturali fra i milanesi di prima generazione e/o delle
periferie, riconoscere l’importanza delle aree della città di
socialità alternativa, come il ticinese e l’isola e altri quartieri ad
alta frequentazione giovanile, e sperimentarvi l’utilizzo di licenze
meno restrittive per gli esercizi nonché l’apertura di coffee shop.
Soprattutto, Milano deve investire risorse per sostenere la
costruzione di una cultura multietnica laddove la convivenza fra
culture diverse è già una realtà: nidi, asili, scuole, mercati dei
quartieri popolari e periferici di Milano. Le periferie milanesi,
grandi assenti dal dibattito pubblico milanese, necessitano una nuova
urbanistica partecipata e decentrata, meno centri commerciali calati
dall’alto e più centri culturali, sale prove e clubbini, caffé
ecosolidali, circoli ricreativi, animati dal basso ma sostenuti dal
bilancio comunale.

neurogreen trust
i consiglieri della candidatura elettorale di alex foti

Cristina Morini, giornalista e saggista
questione femminile e questione precaria

Uberto Zuccardi, analista lacaniano
politiche antipoibizioniste e sofferenza psichica

Andrea Fumagalli, economista
economia metropolitana e fiscalità municipale

Giampi Capisani, filosofo politico
intellettualità e geopolitica della città

Alessandro Bertante, giornalista letterario
cultura e letteratura metropolitana

Gabriele Ballarino, sociologo
sociologia urbana e sociologia del precariato

Irene Crocco, critica e curatrice
politica dell’arte e della visualità

Stefano Massimello, giardiniere
guerrilla gardening e politica del verde pubblico

Georg Barbetta, giornalista
politica dei flussi di persone e dei flussi di conoscenza

Gallizio, ghostwriter
banda larga pubblica, wi-fi municipale, energia solare

Alberto Zaffaroni, matematico
ciclabilità, pedonabilità, politiche x una kid-friendly milano

Giuliano Tedesco, redattore di zines
culture notturne e trend cittadini

Stefano Mansi, attivista precario
politica delle periferie, immoralità amministrativa

Daniela Grigioni, cantante e infermiera
rock n roll ethics, benessere spirituale, risoluzione conflitti

Zibe e Kama, writers
stencil+graffiti art e la cultura di strada di milano

PUBBLICITA’ E SUBVERTISING ELETTORALE:

Zoekat, Guerriglia Marketing

METRORADICAL XPRESS
(corrispondenti metroradicali da grandi città postindustriali)

André, Antipub (Paris)

Nikolaj, Pink Alliance (Copenhagen)

Kernow, Greenpepper (Amsterdam)

Heather+Ignazio, Valley Culture (San Francisco)

Vanni, Grassroots Producer (Barcelona)

Miika, Prekariaatti (Helsinki)

Vittorio, Net Philosophy (New York)

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