Movimenti cittadini e 20 ottobre

Avviso ai naviganti: c’è una tempesta che stiamo attraversando a fatica, e nella flottiglia che oggi, sabato 20 ottobre, si inoltrerà in mare aperto, mancano alcune navicelle. O, quando ci sono, arrivano all’appuntamento con qualche vela ammainata ed equipaggio ridotto. Tra le molte, e multiformi, aggregazioni che la società civile ha creato negli ultimi anni per supplire a una politica [di sinistra] sempre più ridotta e lontana, e anche un po’ incomprensibile, le comunità che resistono all’invasione del loro territorio da parte dello «sviluppo» sono le più asimmetriche, le meno inseribili in un qualche mosaico sociale e politico. Non è un giudizio, è una constatazione. E’ l’esito di dialoghi, dibattiti e incontri con valsusini e vicentini, con quelli dell’alto Lazio contro il carbone, i No Mose e così via. Dobbiamo rifletterci sopra.
Prima di tutto, anzi al fondo, c’è che le reti citatine, le comunità democratiche in via di formazione, o già molto avanti, come nel caso della Val di Susa, sono una forma della politica del tutto differente da quella di cui i partiti, i sindacati e per certi versi lo stesso associazionismo sono il frutto. In un caso, il vincolo tra le persone è l’appartenenza allo stesso ambiente, quel che Alberto Magnaghi chiama «coscienza di luogo». Che è un fattore attivo. Una molla potente, quando ci si sente invasi, come i valsusini dalle truppe di Pisanu, a suo tempo, i vicentini dalla base statunitense, i brindisini dal rigassificatore e i messinesi dal Ponte. Lo «sviluppo» è finito: la percezione diffusa, talvolta dolorosa, è che il territorio è ormai saturo di artefatti della «crescita»: asfalto e cemento, ciminiere e mega-ferrovie, ecc. E chi dice che si tratta di primitivismo che si oppone al progresso, semplicemente non capisce quale sia lo stato del mondo. Del clima, dei mari, dei ghiacciai e delle Dolomiti che franano, dell’aria che respiriamo in città e dell’acqua quotata al mercato. Reazionario è tecnicamente, di questi tempi, chi ripete che bisogna produrre, crescere, aumentare il Pil, e roba così.

Dunque, i movimenti cittadini di quel tipo sono – come dice Tonino Perna – i nuovi partigiani. Che pongono un problema fondamentale di democrazia [chi rappresenta l’interesse generale?, si è chiesto tempo fa, a proposito di Tav, Luciano Gallino], e lo risolvono [o iniziano a farlo] sperimentando forme di collegamento, di dibattito e di decisione che inglobano le istituzioni rappresentative locali [dove è possibile], ma non si esauriscono lì. Le loro lotte parlano di democrazia diretta. Di cittadinanza senza eccezioni né discriminazioni, nemmeno per differenze politiche o ideologiche. Ovvero, tutto il contrario della rappresentanza di sinistra, che si è formata sulla base delle differenze: di classe, politico-culturali, di orientamento elettorale. E se la nostra appare una manifestazione di sinistra [anche a prescindere dai partiti], allora l’obiezione sarà: sì, ma il nostro movimento comprende cittadini di ogni orientamento [età, condizione, ecc.], vincolati tra loro dalla difesa del territorio e dalla solidarietà reciproca. Perciò in un certo senso era impossibile che il movimento No Tav o il Presidio No Dal Molin «aderissero» alla manifestazione, e infatti nessuno l’ha chiesto loro.

Ma, in aggiunta, accade che la relazione tra questi movimenti e le rappresentanze politiche sia stata molto deludente. Se la «sinistra radicale» sottoscrive per ragioni «politiche» il «dodecalogo» prodiano, che elenca tra le priorità italiane la Tav in Val di Susa, a che vale poi dire ai valsusini che in ogni caso si sarà al loro fianco? Una delle qualità della democrazia locale è di essere concreta: una parola è una parola, una cosa è una cosa. Perciò, se la manifestazione odora di partiti, il riflesso sarà di astenersene, a prescindere. E spiegare faticosamente che i giornali imbrogliano [come del resto sulle mobilitazioni locali con le fesserie sui «nimby»], e che non è proprio così, non vale gran che.
E però, è chiaro, nemmeno quelle comunità in movimento vivono sulla luna. Talvolta le contraddizioni, al loro interno, sono dure. E dall’esterno piovono pressioni, suggestioni, o semplicemente cattive abitudini. Come ho detto al mio amico Ezio Bertok, il comunicato con cui i No Tav dicevano no alla manifestazione del 20 ottobre, aveva uno stile simile a quello di una estrema sinistra antica, di quelle affannate a stabilire la differenza tra sé e gli altri, tra la linea giusta e chi tradisce. Sono impressioni, è chiaro, e con Ezio e tutti gli altri continuiamo a fare cose. Ma risulta che i comitati No Tav non sono, a loro volta, un partito, e molti di loro a Roma verranno, per libera decisione [per non parlare di Antonio Ferrentino, sindaco che da quindici anni si batte contro la Tav]. Notarlo non significa gioire delle divisioni, ci mancherebbe. Ma concludere che, così come è difficile aderire, è altrettanto arduo dichiarare di non volerlo fare [senza che nessuno lo chiedesse, insisto].
In ogni modo, la presenza di quel genere di movimenti – tanto preziosi – sarà ridotta. In un contesto, ci pare di capire alla vigilia, che non sarà quello che i polemisti di estrema sinistra, o del centrosinistra, hanno dipinto in questi mesi: quello di controfigure dei partiti di sinistra che mantengono con diabolica abilità un atteggiamento ambiguo nei riguardi di temi come la legge 30, la legge obiettivo e la Tav, addirittura la base di Vicenza. Sono stupidaggini. Da quel che ne sappiamo oggi, sarà una grande manifestazione di popoli [al plurale], proprio quelli con cui i movimenti di comunità dovrebbero collegarsi, intrecciare discorsi e progetti in nome della ricerca di un altro modo di far politica, un’altra democrazia. Ciò che peraltro faranno quelli che invece ci saranno. Tra comunicati freddini e scostanti di non adesione, a me ha scaldato il cuore il messaggio dei No coke [contro la centrale a carbone] di Tarquinia, nell’alto Lazio. I quali dicevano, semplicemente: sì, anche noi abbiamo molte diffidenze e non vorremmo farci usare dai partiti, però sappiamo che la manifestazione è promossa dai soli tre giornali che ci hanno prestato attenzione e ci hanno affiancato. Perciò abbiamo deciso di venire, per amicizia.

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