Un assurdo scontro tra due famiglie e il comune rischia di far morire Monte Comune, patrimonio dell’Unesco, sulla penisola sorrentina.
RUSPE E SCAVATRICI non riposano mai. A parte i casi più famosi [come la Tav o il Ponte sullo Stretto di Messina, ne parliamo in pagina 23] ce ne sono altri un po’ più nascosti. Ad esempio Monte Comune, in provincia di Napoli, è una grande terrazza naturale, ricca di alberi da frutto e prati, che si affaccia su una costiera amalfitana assediata ormai da tempo da fameliche ruspe che stanno distruggendo l’intera zona.
La montagna è talmente bella da essere considerata patrimonio dell’Unesco. Però due famiglie di imprenditori ne rivendicano la proprietà, in nome di un vecchio accordo del ’97 che le rese affittuarie per sole 600 mila lire al mese [il cosiddetto «diritto di enfiteusi»]. Da allora, si sono alternati scempi senza sosta. Una recinzione deturpa non solo il tratto che porta da Cava dei Tirreni fino alla riserva di Punta Campanella, ma anche uno dei panorami più suggestivi della zona, dal quale si può ammirare il Vesuvio, Ischia, Procida, Capri e Positano. Per permettere alle escavatrici di inerpicarsi fino alla cima di Monte Comune, la zona è stata completamente spianata. Così è stato distrutto l’habitat in cui sin dall’antichità hanno trovato l’ambiente ideale per fiorire i narcisi, i lilium e i crochi [i fiori dello zafferano], e vivevano tranquilli rettili, talpe e ghiri.
Ora tutto questo non c’è più, e come se ciò non bastasse, con i terrazzamenti distrutti aumenta anche il rischio idrogeologico: potrebbe crollare tutto da un momento all’altro. Immensi valloni hanno inciso il fianco occidentale della montagna e così, ad ogni pioggia, il fango misto a pietra pomice corre giù fino ai borghi collinari. E mentre il monte rischia di sparire e i presunti proprietari [il vero «proprietario» è il comune di Vico Equense] continuano a contenderselo, si mobilitano i comitati cittadini, le associazioni ambientaliste e qualche parlamentare [aspetta ancora risposta l’interrogazione parlamentare presentata da Pecoraro Scanio e Russo Spena].
«Stanno compromettendo la bellezza di un paesaggio straordinario–ha detto Raffaele Di Palma, di Legambiente Penisola sorrentina–I danni sono devastanti. Noi non ne facciamo una questione politica, ma di intersse per la collettività».
Il contenzioso sulla proprietà della montagna aperto tra il comune di Vico Equense e i privati, iniziato cinque anni fa, rischia di andare per le lunghe. L’amministrazione comunale non si dà per vinta, e ha fatto sapere che presenterà ricorso contro la sentenza del tribunale di Torre Annunziata. Una sentenza che «non entra nel merito della questione», afferma Legambiente, e che dà ragione ai privati perché l’amministrazione comunale non avrebbe «esperito il tentativo di conciliazione». Grazie al lavoro dei comitati di difesa e ai cittadini Monte Comune non è più solo un «caso locale». E con l’esito del ricorso si aspetta anche l’istituzione del Parco regionale dei Monti Lattari, di cui
Monte Comune fa parte.
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