Straordinaria
Impronte, si allarga la protesta in decine di città
G8. Andare oltre il dibattito sui target per le emissioni
MULTIVERSITY, ovvero l’arte della sovversione.
S.a.L.E. DOCKS
VENEZIA
L’evento “Multiversity, ovvero l’arte della sovversione” nasce da un
lavoro congiunto di Uni.Nomade e S.a.L.E. (Signs and Lyrics
Emporium), tra una rete transterritoriale di militanti e ricercatori
impegnati nell’analisi critica dei temi della contemporaneità e uno
spazio autogestito, S.a.L.E. docks, nato alcuni mesi fa a Venezia con
lo scopo di intervenire praticamente sul terreno della produzione
culturale. Terreno che, non solo a Venezia, si è ormai affermato
quale ambito privilegiato per gli attuali processi di valorizzazione
del capitale.
Se infatti ci si concentra sull’arte contemporanea, tale
indiscutibile importanza è riscontrabile su almeno tre livelli.
Il primo è quello del ruolo centrale che beni immateriali e saperi,
creatività e affetti, attitudini relazionali e comunicative vengono
ad assumere per le forme contemporanee del modo di produrre: la
produzione artistica non può sfuggire a questa centralità.
Il secondo è quello del rapporto tra produzione culturale e
metropoli, dove l’intreccio tra urbanistica e architettura, moda e
design, arte e letteratura, in quello spazio produttivo sociale per
eccellenza che sono i bacini urbani, diviene da un lato elemento
cruciale nei processi di soggettivazione attraverso i quali si
costituisce la molteplicità di forme di vita che li abitano,
dall’altro fattore decisivo per definire il posizionamento strategico
di ciascuna area metropolitana nella competizione economica tra città
globali.
Il terzo è quello del rapporto tra mercato dell’arte e capitale
finanziario: a livello globale, banche e multinazionali sono tra i
principali investitori in un settore che appare oggi come l’unico a
non essere neppure sfiorato dalla crisi che investe il sistema
mondiale della circolazione di denaro.
Ciò che vediamo all’opera è un complesso apparato di cattura, che il
capitale ha messo in campo nei confronti dei flussi plurali di
produzione culturale informale, a partire dall’appropriazione della
capacità cooperante di singole intelligenze e singoli modi di vita,
per assicurarsi la messa a valore di quello che è stato definito il
“capitale simbolico collettivo”.
La complessità di queste dinamiche dipende da un duplice meccanismo
di sfruttamento, il cui primo aspetto è costituito dalle gabbie della
proprietà intellettuale e da ogni ulteriore momento di privata
appropriazione del sapere sociale generale, mentre il secondo è
quello del rapporto parassitario che viene a stabilirsi nei confronti
della produzione creativa da parte di quegli interventi speculativi,
che si determinano nel corpo della metropoli là dove si costruiscono
istituzioni statali e private, grandi eventi e fiere legati all’arte,
distretti e meta-distretti culturali.
Ciò in cui l’esperienza del S.a.L.E. vuole immergersi criticamente,
ciò che l’evento Multiversity ha deciso di affrontare
problematicamente, si chiama “fabbrica della cultura”, ovvero il
luogo della valorizzazione del capitalismo cognitivo, ma che tale è
solo nella misura in cui è, prima di ogni altra cosa, il luogo della
potenza della soggettività creativa, dell’espressione delle
moltitudini, e, di conseguenza, lo spazio di un quotidiano corpo a
corpo tra libertà della creazione e autonomia della cooperazione, da
un lato, e dispositivi del dominio e dello sfruttamento di questa
potenza produttiva, dall’altro.
E’ alla luce di ciò che, all’interno di Multiversity, verranno
presentati, discussi e confrontati con le più avanzate esperienze
europee e globali i primi risultati, seppur parziali, di un’inchiesta
sul precariato cittadino legato all’arte contemporanea e al lavoro
immateriale. Qui, la questione principale è quella della comprensione
dei comportamenti diffusi e delle modalità d’intervento che possono
trasformare una composizione sociale, già centrale nelle forme di
produzione contemporanee, in una composizione politica. Verrà inoltre
affrontato il nodo del ruolo che la formazione universitaria, per un
verso, e le reti della comunicazione, per un altro, svolgono
all’interno della più complessiva organizzazione del lavoro nella
“fabbrica della cultura”.
Premessa indispensabile a questa discussione è il confronto intorno
all’arte contemporanea intesa come “istituzione sociale allargata”:
dalla vicenda storico-artistica che ha spinto l’arte del Dopoguerra
dallo spazio trascendentale della specificità mediale allo spazio
sociale con i suoi rapporti di forza, alle relazioni che si
stabiliscono tra arte, movimenti sociali e attivismo culturale al di
fuori di ogni retorica avanguardistica, ai modi della cattura da
parte del sistema artistico istituzionale e dei circuiti della
finanziarizzazione nei confronti di un vasto patrimonio di pensiero
critico e di modi di vita conflittuali. Per queste ragioni, l’evento
Multiversity sarà articolato in quattro sessioni seminariali:
1. Arte e attivismo
Si intendono qui problematizzare la vicenda storica e le forme
contemporanee dell’intreccio tra arte e attivismo.
Alcune delle domande da cui partire saranno le seguenti.
Attraverso quale percorso si è passati da una concezione dell’opera
come trascendenza ad una concezione della stessa come oggetto,
processo o dinamica in grado di intervenire all’interno dello spazio-
tempo dell’uomo e, successivamente, all’interno dei processi sociali?
Come si è passati da un criterio di giudizio dell’opera basato su di
una topografia delle sue caratteristiche materiali ad uno fondato,
invece, sull’analisi della sua funzione, ovvero della sua efficacia
in termini sociali?
Come funziona oggi, in epoca postfordista, l’arte attivista? Qual’è,
una volta abbandonata ogni retorica avanguardista, la posizione
dell’arte e degli artisti rispetto ai movimenti?
2. Arte e mercato: tra libertà creativa e cattura finanziaria
Questo secondo punto deve necessariamente muovere da una raccolta di
dati sulle dimensioni del mercato dell’arte e dal suo rapporto con il
capitale finanziario.
L’arte viene qui assunta come esempio di valore paradigmatico a causa
di un paradosso estremo che la interessa: se il lavoro artistico
esprime un livello massimo di libertà creativa, allo stesso tempo
esso subisce la massima fissazione all’interno del capitale finanziario.
3. Arte e metropoli
In questa sessione sarà trattato il tema del ritorno dell’efficacia
del paradigma artistico sulle istituzioni sociali. Naturalmente, sarà
necessario allargare lo spettro di indagine ad ambiti quali il
design, la moda, la grafica e l’architettura.
Sappiamo come le metropoli contemporanee, caratterizzate da
concentrazioni significative di lavoratori della conoscenza e
creativi, alimentino l’industria dell’entertainment attraverso un
consistente sostrato di produzione culturale informale continuamente
rinnovato. Di rimando, una molteplicità di elementi elaborati o ri-
elaborati dalla produzione artistico-creativa contemporanea diventano
costitutivi della vita metropolitana e delle sue forme soggettive.
Ricorrendo ad una formula potremmo affermare che “l’arte disegna la
propria fabbrica”.
E’ questo ciclo continuo e reversibile che ci interessa indagare.
4. Arte e moltitudine: per l’inchiesta su composizione sociale,
conflitti e organizzazione del lavoro vivo dentro la “fabbrica della
cultura”
In questa sezione andrà affrontato il nodo dei rapporti tra
singolarità e moltitudine, e tra produzione individuale e costruzione
del comune.
Due sono i piani di ricerca su cui procedere parallelamente.
Il primo è storico-artistico e riguarda i tentativi che, a partire
dagli anni Sessanta, sono stati sviluppati dagli artisti in risposta
alla retorica del genio individuale, fino alle attuali piattaforme di
produzione collettiva legate alla affermazione e alla diffusione
dell’hacking sociale.
Il secondo piano riguarda l’inchiesta rispetto alla composizione
sociale del precariato cresciuto attorno all’indotto dell’industria
culturale. Dagli studenti nei circuiti della formazione ai precari
delle cooperative che si occupano di logistica e allestimento, agli
stagisti, ai networkers, ai consulenti a progetto e a partita Iva
fino a quel ceto globale di artisti e di figure professionali
intenzionate a divenire parte integrante del sistema internazionale
dell’arte.
Di tutta questa ampia galassia sociale dovremo indagare condizioni
materiali di vita e di lavoro, bisogni e aspirazioni, desideri e
possibili rivendicazioni.
Tutto questo per arrivare al punto chiave: come trasformare questa
composizione sociale in una composizione politica?
Hanno già assicurato il loro intervento: Marco Baravalle, Chiara
Bersi Serlini, Antonella Corsani, Anna Daneri, Alberto De Nicola,
Claire Fontaine, Brian Holmes, Maurizio Lazzarato, Antonio Negri,
Pascal Nicolas-Le Strat, Hans Ulrich Obrist, Osfa, Matteo
Pasquinelli, Judith Revel, Gigi Roggero, Devi Sacchetto, Pier Luigi
Sacco, Marco Scotini, Marko Stamenkovic, Javier Toret Medina, Angela
Vettese, Giovanna Zapperi.
ORARI
VEN.16 ore 17 Arte e Attivismo.
ore 21 Performance: Margine Operativo.
SAB.17 ore 9.30 Arte e Attivismo (seconda sessione)
ore 14 Arte e Mercato.
ore 17.30 Arte e Metropoli.
ore 21 Performance….
DOM.18 ore 9.30 Arte e moltitudine.





